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INSIEME IN TERRA SANTA: UNA CHIESA CHE ESCE

INSIEME IN TERRA SANTA: UNA CHIESA CHE ESCE

Il mese scorso ho avuto la possibilità di trascorrere alcuni giorni con le suore missionarie comboniane del Medio Oriente, in particolare della comunità di Betania a Gerusalemme. Sin da subito la provinciale Suor Annamaria Sgaramella mi ha portato in giro per la città per farmi conoscere al meglio la realtà del posto che le sorelle vivono quotidianamente. La loro casa è stata direttamente colpita dalle misure israeliane di costruire un muro per dividere la città di Gerusalemme dalle aree palestinesi. La casa delle Comboniane si trova in un quartiere a maggioranza araba ed è peculiare come la loro comunità sia stata letteralmente divisa a metà e dunque due sorelle si trovino a portare avanti il loro servizio e a vivere al di là del muro ad AL AZARIEH, dove si trova il santuario della tomba di Lazzaro. 
Gerusalemme è una città molto interessante dove convivono molte anime che non si mescolano. È molto chiaro distinguerle sia per l’area della città che per le loro caratteristiche. Suor Annamaria vive qui da 10 anni ed è per lei la seconda volta in questa terra. La prima era stata bruscamente conclusa dallo scoppio della seconda intifada. La sua conoscenza del posto mi aiuta a calarmi nella vita dei suoi abitanti e a comprendere meglio le loro sfide quotidiane. In poco tempo mi destreggio tra le vie della città e ne riesco a cogliere le sfumature.  

Ho avuto anche la possibilità di trascorrere alcuni giorni in compagnia di Suor Maria Lourdes Garcia, meglio conosciuta come Suor Lulu. Lei è messicana ed ha imparato l’arabo in Giordania durante la sua formazione. I suoi occhi brillano mentre racconta della sua missione tra i beduini e così le chiedo di andare con lei.  

I beduini Jahalin sono delle tribù principalmente di pastori che abitano le aree di deserto ancora libere da nuovi insediamenti israeliani. In passato vivevano nel deserto del Negev, ma nel corso di diverse guerre e accordi sono stati cacciati da lì. La loro condizione è davvero al margine dal momento che non hanno diritto alla terra e dunque vivono in queste aree desertiche, molto remote e difficilmente raggiungibili, in case temporanee senza fondamenta.

I loro figli non hanno accesso all’istruzione ed è per questo che le suore comboniane hanno deciso di aprire degli asili in diversi villaggi. Dagli asili poi sono scaturiti i corsi di formazione per le donne per diventare maestre e poter portare avanti gli asili in modo autonomo collaborando alla crescita della loro comunità.  

La strada per arrivare da loro è difficile e tortuosa: praticamente è una mulattiera che può essere percorsa solo con un’auto 4x4. Suor Lulu ormai è di casa e si arrampica con l’auto in punti davvero sporgenti e difficili. Il deserto qui è di roccia e non di sabbia come si può immaginare. Le maestre ci accolgono calorosamente, sono incuriosite dalla nostra presenza. I bambini all’inizio sono un po’ perplessi, ma a poco a poco riesco a giocare con loro. Suor Lulu mi fa da traduttrice dato che il mio arabo è inesistente. Con i bambini non serve molto conoscere la lingua, andiamo sullo scivolo, ci diamo il cinque e in un attimo siamo casa. Chiedo ad una delle maestre se le piace il suo lavoro, lei è molto giovane, ha 23 anni e non ha visto molto al di fuori della sua comunità. Mi risponde che è un sogno divenuto realtà e che essere utile per i bambini della sua comunità la fa sentire realizzata.  

Ci rimettiamo sulla strada alla volta di un’altra comunità. Suor Lulu mi spiega che questa è una comunità con cui collaborano da poco e dove hanno appena istallato un parco giochi per i bambini. Al nostro arrivo ci accoglie un gruppo gremito di madri e bambini incuriositi. Il parco è un piccolo spazio con l’erba artificiale. I bambini giocano spensierati e le mamme chiacchierano del più e del meno.

Aisha, è madre di 3 bambini. In questo villaggio ci sono molti bambini tra i 2 e i 5 anni e il desiderio di aprire un asilo per loro è molto sentito. Aisha ci ha raccontato di come questo parco giochi abbia portato gioia nei bambini e nella comunità. Avere un posto verde, anche se sintetico, nel deserto roccioso è stato un grande regalo e i bambini qui corrono scalzi e vivono spensierati la loro infanzia. Mi racconta che da quando c’è questo parco giochi loro sono sempre lì fuori, che prima ognuna viveva con i propri figli la propria esistenza e che invece adesso c’è questo luogo di incontro e di scambio. Anche qui il gioco con i bambini è la parte più immediata nonostante la lingua. A suon di batti cinque e giravolte in men che non si dica mi ritrovo a giocare con loro come una di famiglia. Le mamme ridono divertite dalla situazione e poi decidono di mettere la musica per ballare insieme. I bambini mi prendono per mano ed è fatta, ci troviamo tutti in cerchio a battere le mani al ritmo di una canzone arabeggiante. La gioia della condivisione di questo momento è indescrivibile oltre che autentica e vera. Ci congediamo a malincuore, la sera sta scendendo e dobbiamo ripercorrere queste ‘’strade’’ tortuose per tornare alla base. 

I giorni successivi sono trascorsi visitando altre comunità, ma il sentimento generale resta immutato: molta gratitudine e accoglienza da persone che hanno davvero poco e sono pronte a condividerlo. I sorrisi dei bambini e il loro entusiasmo nel partecipare alle attività dell'asilo. 

Destreggiarsi in questa realtà ''di mezzo'', è certamente una caratteristica molto presente in tutti i progetti delle Suore Comboniane a Gerusalemme e in Terra santa. Una chiesa che esce senza timore e si inserisce nella vulnerabilità e nelle sfide quotidiane che le persone più al margine vivono, facendo da ponte tra una realtà e l'altra, che pur essendo così vicine non si toccano mai. 

 

Eleonora Vitale