Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza utente.

IN CERCA DI DIGNITÀ

IN CERCA DI DIGNITÀ

Le donne non dovrebbero stare in prigione, soprattutto in una città enorme come Kinshasa, soprattutto quando ci finiscono senza un motivo grave.
Capita ad esempio che due donne litighino al mercato perché si sono “rubate” il tavolo o i clienti. Arrivano i poliziotti che le prendono e le conducono direttamente in prigione. Se le portassero nell’ufficio della polizia potrebbero risolvere il problema amichevolmente. Invece finiscono in carcere a Makala.

Quando al mattino vado in prigione, trovo le “nuove arrivate” nella prima stanza all’entrata, sedute per terra (se ci sono sedie non sono autorizzate ad usarle), scalze e spaventate non sapendo che cosa le attende.
Molte piangono perché i loro famigliari non sanno dove sono e non hanno alcun mezzo per comunicare con loro. Io faccio di tutto per riuscire a contattare le famiglie, ma non sempre è possibile.

In carcere ci sono circa 180 donne: giovani, anche minorenni, mamme con bambini, adulte, anziane. Ci sono anche donne malate che avrebbero bisogno più di un ospedale psichiatrico che della prigione e che sono un ulteriore problema per la convivenza.
Una volta entrate in carcere queste donne vengono letteralmente spogliate della loro dignità: per prima cosa infatti vengono tolte loro le calzature.
Loro stesse mi hanno detto diverse volte che l’essere senza scarpe e senza ciabatte è sentito come il simbolo più grave di privazione della loro dignità, senza si sentono disprezzate e umiliate.
Spesso la loro prima richiesta è: “Suor Anna, comprami delle ciabatte…”. Ne ho comperate a migliaia.

Un altro segno della mancanza di dignità, percepito dalle mamme in gravidanza che entrano in prigione, è la mancanza di un luogo adatto per le visite ginecologiche. Abbiam parlato a lungo con le autorità affinché venisse posta una maggior attenzione e fosse destinata loro una stanzetta, attigua al dispensario.

Grave poi è la mancanza di acqua. Quando è possibile prenderla da un rubinetto si formano lunghe file di prigioniere che restano in attesa per ore e ore. A volte le mamme hanno solo una bottiglia di acqua per fare il “bagnetto” ai loro bambini e qualche litro per lavarsi, cucinare, ecc.
La situazione naturalmente peggiora durante la stagione secca, anche a causa del drammatico sovraffollamento: basti pensare che la prigione di Makala è stata costruita per accogliere 1.500 prigionieri, ma è arrivata a ospitarne anche 12.000. Molti muoiono disidratati.

Per le donne la situazione è triste, tanto più che molti casi potrebbero essere risolti semplicemente con un po’ di buon senso e dialogo. Il fatto è che la Giustizia funziona molto male.
A volte sento la collera che mi sale dentro mentre ascolto le loro storie, soffrendo per questi assurdi e grandi ritardi, condividendo con loro la pena, pensando ai figli e al marito rimasto a casa, quando c’è.

Per questo abbiamo avviato una “Commissione Giustizia e Pace.” Ci sono detenuti che pur avendo scontato i loro anni di pena, vengono tenuti in prigione illegalmente, per mesi o addirittura anni, solo perché non hanno denaro per pagare le spese amministrative. Nessuno ha il coraggio di protestare e mettersi contro lo Stato. Questa commissione attraverso dei corsi gli insegna quali sono i loro diritti affinché sappiano parlare e difendersi.

La cosa che mi rattrista maggiormente è che il mondo non si accorge o ignora queste situazioni disumane. Noi lavoriamo come possiamo e con il poco che il Signore ci dà.
È urgente risvegliare le coscienze e pensare a questi nostri fratelli e sorelle.

“Ero in carcere e non sei venuto a visitarmi, non mi hai riconosciuto con la stessa tua dignità!”

Sr Anna Brunelli  

 

RDC 3 – Sostegno alla prigione di Makala